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E’ trascorso tanto tempo. Preoccupante questo fatto secondo taluni che conoscono la mia inesauribile vena da pseudo scrittore. Io invece la considero nell’ordine inevitabile delle cose.

Più che parlare di corsa e di emozioni in corsa mi sarebbe piaciuto dilungarmi su un estate che ha nascosto il mare ai miei occhi e al mio corpo ma ha regalato tanta tanta musica dal vivo. Pearl Jam, Rolling Stones, Eagles, Beth Hart e tanti altri hanno regalato serate toccanti e l’avviso che ogni momento della vita vada vissuto fino in fondo prima che questa si esaurisca decretando che poco di essa hai goduto. Ma un po’ di torpore, alcune preoccupazioni e un vistoso calo di tensione verso la tastiera ha alfine ratificato questo lungo, e per alcuni piacevole, silenzio. Più di una volta ho provato a riprendere ma forse ho incontrato la così detta crisi dello scrittore che m’induceva a rinunciarvi quasi subito. Oggi sto cercando di riprendere ma vi dico da subito che non sono così sicuro che riesca a terminare questo racconto che come tutti gli altri non riceverà il premio Pulitzer.

 

Questa storia è nata d’estate quando insieme ad alcuni amici, tramite quell’applicazione che si chiama “whatsapp”, ci si dava appuntamento per correre, solitamente presso la Dimora del Re. Un po’ di sana fantasia ha generato il fantastico Regno del Re, che ovviamente non poteva che essere il sottoscritto, alla cui corte giravano intorno i Cavalieri con le rispettive terre da difendere e perché no da conquistare. Fondamentalmente i requisiti erano leggerezza ed improvvisazione. Correre per stare insieme senza programmi definiti e soprattutto lontani da riscontri cronometrici e da tempi. Un estate mite rende ancor più piacevole questa pratica sportiva e farlo con il sorriso in bocca è stata un esperienza nuova e appassionante. Ognuno è calato nella parte ben sapendo che sarebbe stato un progetto a termine. Durante l’estate vista anche una condizione fisica abbastanza precaria non ho impegnato troppo la mente verso un obiettivo autunnale. Mi bastava correre e stare bene, in compagnia poi era ancora meglio, con la giusta compagnia lo era anche di più. Poi piano piano qualche compagno di viaggio ha avanzato la possibilità di prender parte ad una maratona. Quale però non si sapeva. Così tutto è iniziato. Correremo una maratona anche se ancora non sappiamo quale…lo decideremo cammin facendo. A metà settembre finalmente la decisione è stata presa, in lizza c’erano Valencia, Atene e Istanbul. La scelta è caduta su quest’ultima. Perché Istanbul? Non lo so, il fascino d’oriente e della vecchia capitale del Impero Romano estesosi fino al Mare Nero ai confini con l’Asia forse ha prevalso ed oggi sono contento della scelta fatta. Bisanzio, Costantinopoli…Istanbul. Tanta storia, tanta cultura…viaggiare per correre ma soprattutto per conoscere.

 

La partenza è fissata che è ancora buio pesto a Nuoro. Tre non più giovani personaggi s’involano verso Cagliari-Elmas. C’è un aereo che li aspetta e che puntuale come una vittoria casalinga della Juve si dirige a Roma. Da qui ancora due ore di volo circa e poi finalmente è Turchia. L’Isis e le atrocità compiute da questa pseudo organizzazione criminale Islamica in epoca recentissima non ci ha scoraggiato dall’intraprendere questo viaggio, anche se qualche dubbio e qualche riflessione non poteva non mancare. Non manca un momento di rilassamento collettivo che rischia di farci perdere l’aereo. La corsa sul terminale H conferma un buono stato di forma delle gambe. Alle 18.00 siamo già presso la trafficatissima autostrada che conduce dall’Ataturk Airport al centro di Istanbul su un taxi Fiat, sconosciuto come modello, guidato dal fratello gemello di Alonso. In Italia sono le 17.00 qui però sembrano le 20.00. Riusciamo non senza qualche difficoltà a spiegare la nostra destinazione: l’Hotel Cuento….in cui dormi ma non rimani contento, presso Piazza Taksim che fu teatro di una rivolta popolare nel 2013 per via della proposta di costruzione di un imponente Centro Commerciale al posto di un parco limitrofo ad essa. Tutto sommato la piazza rimane abbastanza anonima nella sua ampiezza.

 

Oltre al sottoscritto il terzetto è completato da Alessandro e Vladimir il cui vocabolario inglese sommando le conoscenze di tutti è pari allo 0,001. Inizialmente riuscire a spiegarsi incontra qualche difficoltà ma non ci scoraggiamo, siamo qui per apprendere il turco e contiamo di rientrare con l’assoluta padronanza della lingua. Rientreremo al grido di battaglia di Katabas!!!! Dopo aver preso possesso della nostra camera, non prima di aver dovuto far fronte alla nauseabonda scia di odore di sudore stantio di un giovane del loco, e di seguito all’analisi fugace della cartina turistica della città decidiamo di farci un primo giro nella succitata Piazza Taksim, o anche nota come Taksim Square, dalla quale ha inizio la affollatissima e particolarmente suggestiva Istiklal Caddesi. Una lunghissima e ampia passeggiata pedonale nella quale non puoi da subito fare a meno di immergerti nella quintessenza della vita e della vitalità locale. Istanbul città cosmopolita. Da subito la prima cosa che ti colpisce e che inizialmente ti imbarazza è la quantità indefinita di locali in cui mangiare, bere o divertirsi con musica dal vivo e tanto altro. La zona si chiama Beyoglu ed è caratterizzata dall’intreccio di differenti quartieri storici rivali tra loro dove lungo i caratteristici e tortuosi vicoli puoi trovare di tutto e di più. Di sicuro ti si presenta un mondo davanti completamente nuovo e a cui non si è abituati a vivere che sembra non aver mai riposo. Locali aperti quasi ventiquattro ore su ventiquattro dove il mangiare non ha una sua connotazione divisa per fascia oraria. Da queste parti pranzi, ceni e fai colazione ad ogni ora del giorno senza una logica temporale. La vita è impressionante, fino alle prime ore del mattino c’è ancora tantissima gente che frequenta i locali nelle cosi dette Terrazze, vecchi edifici a piani in ognuno dei quali puoi trovare quello che stai cercando o che ti incuriosisce di più. Se sei alla ricerca di emozioni forti, di esperienze inusuali o anche semplicemente di trascorrere un po’ tempo in compagnia questo è il posto giusto. Durante il giorno rappresentano veri punti strategici per ammirare panorami mozzafiato, di notte si colorano di musica, balli, rappresentazioni e svaghi di ogni genere. Dopo una cena a base di carne tipica del posto e verdure varie optiamo per salire in alto verso un locale in cui si fa musica dal vivo. In Italia le leggi sulla sicurezza farebbero si che la metà di questi posti non possa nemmeno iniziare l’attività e una parte di quella attiva probabilmente verrebbe fatta chiudere se non messa a norma 626. La stanchezza del viaggio ci fa resistere solo fino alle 01 del mattino quando ancora nessuno si è esibito. L’alcool gira a fiumi, forse questa parte della città è meno musulmana di quanto si possa pensare.

 

Il giorno dopo leggendo qua e là apprendo che caratteristica di Istanbul sono i locali notturni che iniziano ad affollarsi dopo l’una di notte!!!! Capito mi hai! La via è all’apparenza una qualunque main street italiana durante le feste natalizie…..piena di gente fino a tarda notte. Ciò che incuriosisce di più sono i moltissimi venditori di cibo da strada e soprattutto la loro cura maniacale nella disposizione del prodotto. Castagne, pannocchie, cozze e spiedini offerte in ogni angolo delle strade e ovviamente non poteva mancare il Kebab!!! L’opinione che ci siamo fatti è stata che ce ne sono talmente tante, da sfinirti con gli odori per il sottoscritto insopportabili dopo un po’, che è probabile che oltre a quelle ci siano anche le taroccate Kemam, Kenon, Kefigl e via dicendo.

 

Il risveglio è un po’ agitato. Purtroppo nello stesso edificio c’è un locale notturno molto frequentato i cui decibel rovinano il nostro sonno. Sarà così tutte le notti. Di buono c’è il WiFi che ci consente quando rientriamo di accedere senza costi ad internet per poter avere qualche informazione dall’Italia. L’unica Tv italiana presente è Rai 1 ma dal secondo giorno sarà oscurata. Ovviamente il primo giorno è dedicato al ritiro del pettorale e alla conoscenza delle vie e dei mezzi di trasporto. Posso solo dirvi che la rete metropolitana dal 2004 è passata dai 41 km ai 142 km del 2014 e che ogni locale turistico ti offre la possibilità di agganciarti alla rete WiFi e vi assicuro che quando bisogna spostarsi o cercare località e strutture è molto utile. Piazza Taksim è in collina e per giungere dalle altre parti della città bisogna prendere la Funicolare e poi la metropolitana di superfice che consente di ammirare pienamente la megalopoli in cui da subito risaltano le sue contraddizioni, i contrasti tra moderno e antico, tra musulmano e cristiano, tra povertà e ricchezza, tra tradizione e innovazione.

 

La cosa strana sono i gettoni, stile luna park e dischi volanti, che ti consentono di usufruire del mezzo. Un sistema ideato per evitare i portoghesi del metrò. Tutti entrano o col gettone o con una tessera. Non c’è o sembrerebbe non esserci possibilità di evitare il dazio. E la spesa inciderà non poco. Purtroppo il One more please di Vladi non consente di capire come si fa questa tessera magnetica. Il sabato del maratoneta non è mai come il sabato del villaggio di leopardiana memoria. Cerchi sempre di evitare di stancarti troppo, di stare a lungo in piedi e quindi preferisci poche incursioni risparmia energia. Inoltre la giornata, anche se dal clima mite, ha i tratti della tipica giornata uggiosa autunnale caratterizzata da minor visibilità, nuvolosità diffusa e a tratti di una piovosità lieve ma fastidiosa. Il pieno di carboidrati lo faremo la sera presso un famoso e modernissimo centro commerciale dove troviamo Eatitaly. Nei ristoranti turchi la pasta non è molto in voga. Qui vediamo scampoli della Istanbul facoltosa, e sia il modo di vestirsi, sia il modo di porsi muta considerevolmente. La distanza tra oriente e occidente pare nulla.

La Maratona di Istanbul è per noi un assoluta novità. Non conosciamo critiche, giudizi, considerazioni sul percorso e su ciò che ci aspetta. La affrontiamo basandoci su un profilo altimetrico che ci suggerisce che la prima parte è più impegnativa e poi con l’aumentare della distanza sembra declinare verso il pianeggiante con un ultimo tratto finale in lieve pendenza. La giornata ha temperatura ideale intorno ai 10 gradi. E’ nuvolosa e molto umida. Da subito avvertiamo la presenza di tanti italiani e stranieri, oserei dire che sembra quasi prevalere lo straniero rispetto al locale. Il testimonial è di assoluta eccezione e valore. Paul Tergat…si proprio lui quello della famosa frase “C’è sempre un Paul Tergat davanti a te ma tu sarai il Paul Tergat di qualcun altro”. L’organizzazione è molto improvvisata. La consegna delle sacche e la disposizione dei bagni chimici a abbastanza lacunosa. Siamo circa 20.000 tra prova dei 42km, dei 15, dei 10 e di una non competitiva. Noi siamo lì davanti per evitare il blocco congestionante della massa. Prima dello sparo parte l’inno turco ed è davvero bello e toccante, cantato all’unisono dai presenti. Si parte e da subito ci si emoziona sul Bosforo, il lungo ponte che unisce la parte occidentale con quella orientale di Istanbul e che attraversa lo stretto che ne dà il nome e che si indirizza verso il Mar Nero.

Qui nei secoli c’è stato di tutto, battaglie, saccheggi, commercio, tratte e edificazioni monumentali e sontuose che chi ha tempo può ammirare facendo un giro sui tanti battelli che lo attraversano. Noi non ne avremo il tempo. I primi km sono caratterizzati da molta confusione. Non ci sono i rilievi chilometrici e non capiamo a quanto si sta viaggiando. Ma le gambe mi dicono che l’andatura è giusta. La preparazione è andata benissimo e oggi corro insieme all’amico Alessandro, l’obiettivo che lui non conosce sono le 3h15’ ma in piena consapevolezza sono certo che valiamo molto meno. Purtroppo nelle ultime due settimane ho corso solo una 30ina di km per un indurimento strano ai quadricipiti. In gara non me ne accorgerò. La prima parte ci presenta da subito quelle difficoltà rilevate sul grafico. Ci sono alcune salite lunghe e abbastanza impegnative seguite però da delle discese più brevi ma più pendenti. Poi il percorso si fa più lineare e piatto e questo fino al 18 km dove troveremo una lunga salita che ci condurrà all’attraversamento del ponte Galata che unisce le due parti occidentali di Istanbul e che da quel punto in poi lascerà il posto ad un lungo viale fianco mare completamente piatto e scorrevole che percorreremo in ambo i sensi dando la possibilità di vedere il passaggio degli atleti d’élite ma anche di riconoscersi tra di noi. Prima di quel punto c’è un po’ di confusione creata dalla bizzarra idea di far girare prima gli atleti della 15 km che riraggiungeremo dopo in un tratto di strada nel quale si forma una sorta di semi sbarramento da superare con molta cautela. Vladimir è davanti a noi, punta alle 2h50 e anche sotto, lo incrociamo e lo salutiamo. Sta bene e si vede. Noi intanto abbiamo preso il vagone delle 3h15 e seguiamo quello non curanti dei km posti ma del tutto sballati. Decido di non guardare più il crono e di soffermare lo sguardo solo sul display dei rilevamenti che c’informa che siamo perfetti. Purtroppo dopo la mezza maratona si riacutizza un vecchio problema all’inguine che già a Milano nel 2012 aveva fatto capolino.

Fatico a poggiare la gamba sinistra e corro praticamente spingendo solo sulla destra. Non ha molto senso continuare anche perché il fastidio diventa dolore e impedisce una corsa fino a quel momento fluida e completamente a risparmio energetico. Do le ultime indicazioni ad Ale, col quale abbiamo corso l’intera preparazione, suggerendogli di stare almeno fino al 32imo con i peacer e poi di andare se c’è benzina. Cosa che avverrà perché chiuderà in 3h12. Ma lui sa di valere molto meno. Anche Vladimir va bene, cede un po’ ma giunge in 2h52’ che considerando gli ultimi 2 km di salita non lieve bensì impegnativa vanno molto bene. Io percorrerò 20 km alla media di 6’30/7.00 a km alternando camminata a brevi tratti di corsetta lenta. Le imprecazioni sono in italiano. Oramai ho interesse solo per la 22esima medaglia. E’ dura perché inizia a piovere, perché i km non giungono mai e perché ovviamente sono dispiaciuto che sia finita così. Lentamente mi soffermo sulla Istanbul portuale, sugli odori terrificanti di pesce e similari, sui rifornimenti costituiti solo da due tavoli con sole due massimo tre persone al servizio. Alla mia sinistra si intravvede la roccaforte sulla quale sorge il palazzo Topkapi e dietro il quale ci sono le magnifiche Moschee di Sultanahmet: la Moschea Blu e l’Aya Sofia dove è situato l’arrivo. Incuriosisce il Muezzin, la preghiera islamica che echeggia dai minareti e chiama alla preghiera i devoti di Allah. Cinque volte al giorno sentiremo questo richiamo. L’arrivo è molto bello ed è praticamente l’unico punto in cui c’è gente ad applaudirti e a sostenerti. Si entra nel parco che praticamente divide questa zona affollata di turisti dagli abitanti locali più propensi ad affollare la zona di Eminonu ricca di negozi e vicino ai moli in cui attraccano i traghetti. Superata la stretta porta suggestiva del parco di Gulhane ci attendono circa 800 metri di salita tra due ali di folla entusiaste che arrivano fino alla Moschea Blu dove tutto si conclude. Maratona bella, percorso a tratti impegnativo ma comunque da fare, medaglia preziosa. Peccato che a causa dei blocchi delle strade non sapendo come rientrare abbiamo dovuto prendere un taxi che ci ha “peddato” 160 lire, l’equivalente di circa 60 euri, facendoci fare un giro enorme e dandoci ulteriore conferma che i taxisti sono tutti parenti stretti di Alonso e compagni. La giornata si chiuderà tardi, molto molto tardi…..e da questo momento Vladi darà sfoggio del suo inglese che potrebbe racchiudersi in un'unica frase.”One more please”!!!

I giorni seguenti sono trascorsi veloci e sono stati impreziositi dall’affacciarsi di un timido sole che ha reso le passeggiate e le visite ai monumenti, ai parchi, ai locali, alla città storica nella quasi interezza indimenticabili. Anche l’amicizia si è fortificata. Non sono mancati bei momenti di allegria, altri di assoluta scoperta, qualcuno di disgusto ma tutto sommato il saldo per noi è stato positivo. Non altrettanto si può dire per quello bancario inficiato dalle continue uscite. Vedere e godere costa. Se proprio devo fare una lista essenziale che raccomanderei a chi vuole avventurarsi in futuro da queste parti consiglio innanzitutto: l’Aya Sofia, una maestosa basilica costruita come chiesa in epoca Giustiniana e poi divenuta moschea. Entrare dentro significa bearsi di cultura, storia e arte, tanta arte. I mosaici bizantini sono imperdibili, così come fermarsi ad osservare la navata, la cupola, le porte imperiali, la colonna piangente che dà l’ispirazione per uno dei classici souvenir presenti in ogni bancarella e simboleggiante la fortuna. La Moschea Blu che sta dirimpetto all’Aya Sofia e che si visita solo in determinate ore del giorno per rispetto per la preghiera. Luogo di culto e dalle architetture incredibili ha i colori del blu all’interno che ne fanno comprendere il nome. L’unico neo è che si può entrare solo scalzi e chi vi precede spesso ha dimenticato di profumarsi i piedi. Altra magnifica moschea è quella di Sulimano che si caratterizza per l’insieme di edifici che sorgono nelle adiacenze che conservano quasi intatta la loro origine storica. Di lì a pochi metri c’è il Gran Bazar di Istanbul quello che potrebbe essere un vero precursore dei moderni centri commerciali. Caratterizzato dal fatto di essere al chiuso e completamente coperto affascina sin dal primo impatto per la sua varietà, il suo ritmo frenetico, i suoi colori e suoni, le sue luci e le migliaia di persone che lo affollano. Trovi di tutto e devi saper mercanteggiare, qui l’artigianato ed il commercio trovano la sublimazione. Anche le nostre tasche la incontreranno. Souvenir e regalini non mancheranno nelle nostre valigie al rientro. Il Palazzo Topkapi è un'altra delle meraviglie di Istanbul e se c’è una struttura che palesa un modo di vivere agiato e privilegiato dell’epoca d’oro dei sultani questa la rappresenta al meglio.

Per chi ama i serial storici non sarà difficile immaginare gli intrighi, i giochi di potere, la vita all’interno di queste mura lussureggianti in cui davano mostra di se i cortigiani più ambiziosi e avidi di privilegi, le concubine e gli artisti. I sultani godevano di ogni capriccio e le testimonianze rimaste sono lì davanti agli occhi di tutti. Anche se qualche avvenente turista di tanto in tanto distrae la nostra concentrazione. Da qui ci si può, come d’altronde abbiamo fatto, soffermare su una splendida terrazza a mangiare tipico cibo turco ammaliati dal panorama del Bosforo e di gran parte della città sia occidentale che orientale. Certo i gradini da fare sono tanti e il giorno dopo aver corso 42 km non è proprio indicato. La Cisterna Basilica, una incredibile e affascinante cisterna sotterranea dell’epoca bizantina caratterizzata dalla presenza di un numero incredibile di colonne di marmo e granito e dalla raffigurazione di Medusa. Un opera che apre gli occhi e la mente e denota la grandezza ingegneristica dell’epoca.

Ma l’esperienza che senza ombra di dubbio caldeggio e consiglio a tutti voi, almeno i pochi che sono giunti fino a qui nella lettura, è il “Bagno Turco”. Sgombriamo il campo da equivoci. Il bagno turco non è la famosa turca in cui ci rifuggiamo per toglierci alcuni pesi di dosso! E’ una vera esperienza catartica, un rito purificatorio e liberatorio non solo fisico ma soprattutto mentale. Sin dalla partenza avevo incluso questa esperienza tra quelle irrinunciabili, si trattava però di trovare l’Hamam giusto, non di quelli per turisti sprovveduti dove la fregatura è dietro l’angolo. Abbiamo optato per l’Hamam dell’Ayasofya tra le due moschee a Sultanahmet. Un Hamam costoso e lussuoso come recitava il depliant che avevamo consultato. Ma una volta nella vita queste esperienze si devono vivere. Come il miglior ministro delle finanze abbiamo deciso di tagliare alcuni servizi di cui si poteva fare a meno, un po’ di spending review ed ecco i soldi da canalizzare per questo piacere. All’ingresso hai già la sensazione di un luogo pulitissimo, incontaminato e perfettamente restaurato. Ha circa 500 anni!!! Veniamo condotti da personale della struttura di una delicatezza unica in una cabina in cui poterci spogliare completamente. Ci forniscono di un telo da bagno tipico e dei sandali. Le spiegazioni avvengono in inglese e io riesco a comprendere all’incirca quello che ci aspetta. Vladi, come già detto conosce solo “One more please!!!” ma anche qui non servendo birra ci sarà poco utile. Il primo passaggio è nella sala calda, uno spazio che viene ricavato all’interno della sala centrale dove è situata una piattaforma riscaldata rialzata. Qui rimaniamo circa 10 minuti in un ambiente simil sauna ma decisamente meno caldo in cui possiamo bagnarci a piacimento con acqua calda o fredda per prepararci al vero rito del bagno. Una persona da questo momento si dedica completamente al nostro corpo liberandolo di ogni impurità. Si inizia con un vero e proprio bagno e col rituale dello strofinamento col kese, una sorta di guanto esfoliante o poroso, che ci viene passato con energia in ogni parte del corpo dalla testa ai piedi impregnato di essenze particolari che rende il tutto di un piacere unico. Successivamente veniamo dirottati sopra la piattaforma centrale, tutta riscaldata e calda, prima per il lavaggio completo caratterizzato dalla produzione enorme di una particolare schiuma di sapone tramite dei teli che avviene con una tecnica originale e che avvolgerà il corpo interamente.

E in seguito da un trattamento completo in cui veniamo massaggiati in ogni parte del corpo con un misto di delicatezza ed energia vigorosa che arriva non solo ai muscoli ma fino alle ossa. In un momento in cui penso di essere vicino al Paradiso, quasi nudo come mamma mi ha fatto, vengo svegliato con secchiate di acqua tiepida e condotto per l’asciugatura in un'altra sala. Il tutto si conclude con un breve soggiorno di tutto relax al fine di consumare un succo di melograno accompagnato con un dolcetto. L’esperienza si conclude e ne sentirò i benefici per tutta la giornata. Dopo aver visitato l’Aya Sofia e la Cisterna ci fermiamo in tipico ristorante nella main street all’aperto dove mangiamo piatti tipici della Turchia. Da quel momento il consumo di birra non conosce più freni, il “one more please” di Vladi è viscerale e la giornata si chiude intorno alle 4 del mattino dopo svariate esperienze in locali con musica dal vivo in cui ammirare gruppi che suonano melodie semi rockeggianti con supporto canoro degli avventori soprattutto donne le cui movenze sinuose, tipiche dei balli islamici, incantano i nostri occhi e ci fanno credere che la spensieratezza domini questo parte del globo.

Il rientro come sempre è doloroso. Qualcosa si è perduto, qualche occasione in più forse non la si è voluta creare ma Istanbul resterà nel mio cuore.

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