
Cari Amici,
Per prima cosa mi devo presentare: Francesca, Italiana, Lombarda di nascita ma da molti anni espatriata e ora permamentemente stabilita negli USA nello stato di Washington, costa del Pacifico, vicino alla citta' di Seattle.
Eccomi tra di voi dopo aver fatto la conoscenza di un paio di amici di Iglesias , Fernando e Luciano, e di alcuni altri podisti Sardi alla maratona di Boston lo scorso aprile.
Amo correre, non sono ne' giovane, ne' veloce ma mi piace partecipare a gare di tutte le distanze, dalle 5K alle ultra, infatti piu' lunghe le distanze, piu' mi piacciono, forse perche' mi danno la scusa per andare ad un passo molto tapascionico...
Sabato scorso ho "corso" la gara piu' dura della mia carriera podistica: White River 50 Miglia (80 km)Trail Run.
Corsa in montagna che si svolge alle pendici del monte Rainier, a circa un'ora a sud della citta' di Seattle. La partenza era una localita' turistica dal nome Crystal Mountain, ed il percorso, a forma di otto, portava dal campo base alla cima di una montagna, Corral Pass, giu' di nuovo fin quasi alla punto di inizio, poi sulla seconda cima, Sun Top prima di tornare al punto di partenza.
Questa gara fu inaugurata nel 1993 e da 10 anni e' il campionato nazionale della distanza quindi i "top" atleti che partecipano sono eccezionali, tanto e' vero che il record del percorso era un incredibile 6 ore e 32 minuti. Traducendo alla meglio la descrizione ufficiale del percorso:
"terreno ondulato, tratti sulla cresta della montagna, attraverso foreste, sentieri tecnici, e naturalmente molte dure salite e difficili discese per un totale in ascesa di 8700 piedi (2651 metri) e in discesa di altrettanti 8700 piedi (2651 metri).
Gli iscritti erano 246. Il limite massimo era di 400 ma questa e' una delle poche gare che non e' mai al completo, chissa perche'..!
Io corro molto meglio su strada, i sentieri, nonostante la bellezza straordinaria dei paesaggi locali, richiedono molta concentrazione per via della costante presenza di sassi e radici e molto "fegato" per correre in discesa senza rischiare rovinose cadute per cui la mia gara era piu che altro una prova contro me stessa e contro la montagna.. arrivare entro le ufficiali 14 ore.
La mia giornata e' cominciata alle 5:30 del mattino per la "Prima Partenza" dei partecipanti piu' lenti rispetto alla partenza normale delle 6:30.
Il primo tratto di circa 6 km abbastanza facile da correre,f ino al primo punto ristoro equipaggiato, come per tutte le ultramaratone qui, non solo di bevande, supplementi, gel ma anche di patate lesse e sale, di panini con burro di arachide (i famosi peanut butter and jelly), di patatine americane, anguria, cioccolato,ect .
Il secondo ristoro dopo circa 13 km di salita era nel mezzo dei bosco raggiungibile solo a piedi per cui solo fornito di acqua portata a spalla da alcuni di tanti favolosi volontari che si sono prestati instancabli all'assistenza. Mi ci sono volute quasi 3 ore di marcia per raggiungerlo, va be' molte fermate per scattare foto delle splendide vedute e per lasciar passare i top runners che mi erano gia' alle calcagna. Un'altra dura salita di 10 km e finalmente in cima alla prima vetta, Corral Pass. La discesa e' stata a tratti molto ardua fino a che il sentiero e' diventato meno tecnico ed insidioso. Sono arrivata alla "meta' del percorso, non esattamente, 27 miglia fatte e 23 rimaste, in poco meno di 7 ore e mezzo mentre il vincitore stava tagliando il traguardo battendo il suo stesso record di ben 7 minuti chiudendo in 6 ore e 25 min, straordinario!!
I volontari, molti dei quali amici della comunita' ultramaratoneta locale, veramente molto numerosa, super efficenti nel riempire le bottiglie, offrire cibo, distribuire la lozione solare in preparazione della seconda salita su sentieri molto piu' esposti al sole del pomeriggio.
E' doveroso far presente che le temperature estive in questa zona sono molto basse, in genere anche sotto i 25 gradi di massima, ma per i locali si tratta di caldo, moldo caldo quando si ha l'abitudine di correre, la maggior parte dell'anno sotto la pioggia.
La seconda ascesa della gara e' stata letteralmente interminabile e solitaria, un alternarsi di tratti in boschi fitti di alberi e di centinaia di metri "all'aperto" spesso con lo strettissimo sentiero a filo su dirupi senza fine. Finalmente ecco un'altra stazione di ristoro a circa meta' salita dove un gruppetto di podisti ritirati seduti sull'erba aspettava tristemente e pazientemente uno passaggio in macchina fino traguardo.
A quel punto il mio unico pensiero era di arrivare in cima per poi godere della lunga agognata discesa su strada. L'ultima decina di metri prima di Sun Top era segnata da una fila di bandierine americane su entrambi i bordi del sentiero e di numerosi volontari che non hanno mancato di applaudire e rinforzare il senso di vittoria per essere riusciti a conquistare la cima, non importa in quanto tempo.
La discesa di quasi 11 km non ha deluso. La strada era per traffico automobilistico, fortunatamente molto limitato, ma non asfaltata per cui estremamente polverosa tanto che eravamo stati consigliati di portarci un fazzoletto per coprirci la bocca durante la discesa. Che gioia poter correre senza sforzo e lasciarsi portare dalle gambe! Un tratto tutto da godersi prima di arrivare agli ultimi 11 km da incubo nel tratto piu' tecnico e temuto di tutta la gara.
Dopo l'ultimo ristoro eccoci entrare in una specie di foresta incantata, con terreno di saliscendi rocciosi tra alberi alcuni dei quali caduti a terra e spezzati, radici prominenti e come sottofondo lo scroscio del fiume Bianco... il "White River" che da nome alla gara.
La foresta gia' di per se' buia lo si fa' ancora di piu' con il passare dei minuti della prima serata, le forze cominciano a venire meno e la fatica delle lunga giornata si fa sentire enormemente, i miei occhi hanno difficolta' a focalizzare e spesso confondo tronchi e pezzi di legno per persone od animali.... mamma mia... meglio uscire alla svelta da questa foresta oscura... ma non finisce mai... calcolando alla buona con il mio orologio so di procedere molto lentamente, non posso rischiare di correre e cadere proprio adesso... bisogna alzare le ginocchia costantemente per scavalcare i tanti ostacoli... bisogna tenere duro e farcela per ancora pochi minuti. Ad un tratto vedo qualcuno venire verso di me e chiamare il mio nome, e' il marito della ragazza con cui avevo condiviso la camera la sera precedente e mi dice che i miei due figli mi stanno aspettando al traguardo!! Oso chiedere quanto manca alla fine... e mi dice, forse un km e mezzo... oh no!!.. speravo meno, guardo l'orologio e non sono sicura di riuscire a farcela entro le 14 ore... mancano solo pochi minuti. Mi metto a correre e finalmente usciamo dal bosco e giriamo sulla strada che porta al traguardo... continuo a correre, sbaglio pure direzione quando si tratta di entrare nel rettilineo finale... ma vedo i miei due ragazzi, 10 e 12 anni, e l'orologio che scandisce 13 h 59 minuti ed i secondi... e' fatta...!!! il direttore gara mi stringe la mano e mi consegna la bottiglia blue riconoscimento per tutti coloro che tagliano il traguardo. Una vittoria personale enorme. L'anno prossimo poi pensero' a migliorare il mio tempo.
Amici lettori, vi prego non essere scoraggiati dalla mia storia, questa e' una gara dura senz'altro ma bellissima... da farsi almeno una volta nella vita... ed anche di piu' se si e' pazzi abbastanza!
La regione del Pacific North West degli Stati Uniti e' una mecca per il podismo sia su strada che su trail. Ci sono gare organizzate praticamente ogni settimana, la comunita' e' incredibilmente amichevole e di grande aiuto. Io incoraggio tutti a considerare un viaggio da queste parti e di contattarmi per qualsiasi informazione ed aiuto logistico/organizzativo.
Francesca